Usb e tempo tuta, doppia vittoria dei lavoratori

Firenze – Tempo tuta, l’Usb, che ha portato avanti la vertenza, inanella una vittoria sull’altra. Il tempo tuta, ricordiamo, è quel periodo che serve al lavoratore per indossare gli abiti da lavoro. Un tempo che era entrato nel contenzioso con Unicoop in quanto l’azienda riteneva fosse autonomo dal tempo effettivo delle ore di lavoro, mentre per i dipendenti (e per Usb), rientra a pieno diritto nelle ore lavorate. Una questione su cui l’Usb ha intentato una serie di cause che continuano a produrre vittorie in tribunale.  Questa volta, come sottolineano dal sindacato di base, vittoria doppia. “Venerdì 24 Febbraio Usb vince un’altra vertenza sul tempo tuta di 24 lavoratori al Superstore di Montevarchi e 15 lavoratori al Superstore di Sesto Fiorentino. Mentre su Montevarchi 24 lavoratori seguono la sentenza di qualche mese fa e della quale ringraziamo la delegata e i lavoratori,  il capolavoro l’unione sindacale di base lo fa al Superstore di Sesto Fiorentino, roccaforte ciggiellina e dove opera uno dei membri Filcams dell’esecutivo”.

“Il merito – continua la nota – va tutto alla delegata del supermercato di Sesto Fiorentino Nadia, che porta a casa una grande vittoria più che meritata e in solitario, poiché i delegati la CGIL e la  Uil non hanno mai appoggiato la vertenza”.

Inoltre, lunedì 25 Febbraio arriva anche la sentenza della Cassazione riferita alla prima vertenza sul tempo tuta, cominciata nel 2009. In questo caso, l’ USB aveva già vinto i primi due gradi di giudizio. La sentenza della Cassazione  “mette in maniera definitiva una pietra tombale sulla vestizione in Unicoop Firenze”.

  Le conseguenze di queste sentenze sono il risarcimento, da parte della Coop a “tutti i dipendenti dei punti di vendita con 12 anni di straordinari arretrati, come ha stabilito il giudice”. 

Intanto, Usb ripartirà con le vertenze per avere diritto a indossare l’abbigliamento durante l’orario di lavoro e per gli arretrati degli straordinari per i 12 anni di pregresso.

Tirando le fila, tuttavia, la vera domanda che si pongono dall’Usb è: perché la Coop non viene a un confronto con il sindacato per raggiungere un accordo, dal momento che ha perso centinaia di cause spendendo qualche  milione di euro fra spese processuali e risarcimenti? Qual è il motivo che osta, dal momento che, dopo la sentenza di Cassazione, le cause in itinere e quelle che sorgeranno hanno un’autostrada aperta, che porta a una conclusione già scritta? “Forse – dicono dall’USb – se si venisse all’accordo, si potrebbero risparmiare soldi dei soci, magari utilizzandoli per altre iniziative più utili per tutti. A cominciare proprio dai soci”.

 

 

 

 

 

 

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