La Toscana riparte in salita: aumento Cig, disoccupati e anche assunti

La Toscana riparte in salita, ma la ripresa è lieve, ancora in sordina. I dati del primo Focus Economia del 2015 di IRES per la CGIL, presentati oggi alla sede di Via Capponi, mostrano risultati contrastanti. Segnali positivi arrivano dal settore manifatturiero e industriale, con aumenti delle assunzioni per il secondo trimestre consecutivo, ed anche per le aziende con vocazione all’export lo scenario accenna a migliorare. Tutto ciò tuttavia ha poco a che fare con le misure del governo, definite da Daniele Quiriconi – responsabile mercato del lavoro CGIL Toscana – come propaganda nata dalle spinte della Troika: “Non è l’ingegneria delle regole che favorisce la domanda”, aggiunge. Infatti, il problema risiede lì: non tanto nelle singole assunzioni o nella facilità del licenziamento, ma nella stagnazione della domanda. Senza domanda, la produzione non viene stimolata. Confrontando la crescita dei salari con l’aumento delle tasse e dell’inflazione, si registra una perdita del potere d’acquisto di un punto e mezzo. E quindi, una conseguente maggiore propensione al risparmio e una flessione della domanda.

Per interrompere il circolo vizioso ci vogliono anni. Essenziale però, come spiega Fabio Giovagnoli – presidente IRES Toscana – è mantenere attive le aziende, evitare lo smantellamento totale. In questo le politiche regionali hanno fatto molto, osserva, soprattutto grazie ai bandi di innovazione e di ricerca, grazie ad accessi particolari al credito e alla cassa integrazione: “La capacità produttiva deve essere sostenuta, perché così, in caso di aumento della domanda, è pronta subito a riprendere.”

Perché l’industria acquista qualche punto in più e ricomincia ad assumere? Le cause risiedono in variabili esogene, che poco hanno a che vedere con le politiche di governo: la diminuzione del prezzo del petrolio e un tasso di cambio favorevole rispetto al dollaro, che rende più convenienti i nostri prodotti. Queste variabili sono imprevedibili anche per chi le studia ogni giorno: sconvolgimenti politici, come ad esempio la situazione in Ucraina, potrebbero portare a un rincaro del petrolio e quindi a un aumento dei costi di produzione per le imprese. Per cui il quadro internazionale non deve essere sottovalutato, e si deve abbandonare la convinzione che il Jobs Act sia la prima determinante di una possibile ripresa.

Un dato più allarmante riguarda la cassa integrazione, che per il 57% del suo totale è straordinaria, cioè per aziende in crisi. Il suo aumento complessivo si registra in tutti i settori “ad eccezione del tessile abbigliamento calzaturiero, dell’arredamento, del lapideo e per la prima volta delle costruzioni dove si mantiene comunque su valori assoluti al di sopra di 9 milioni di ore annue”. Tuttavia le costruzioni continuano ad essere in forte crisi, con la perdita di altri 8.000 addetti, mentre nell’industria gli occupati sono passati da 306.000 a 336.000.

La disoccupazione intanto è aumentata – ovunque, tranne a Pisa dove di attesta un – 1,1%-  dell’1,7% rispetto al 2013, ma questo dato potrebbe derivare anche dal sensibile calo degli scoraggiati, ovvero di coloro che, percependo nuove prospettive di assunzione, tornano a cercare attivamente lavoro. Nello stesso periodo aumentano anche gli avviamenti al lavoro (+10,4%). 

Un’analisi, quindi, in cui è necessario prendere atto dei miglioramenti ma anche non sottovalutare i dati negativi.

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