Firenze – “Dopo la riforma e la cancellazione a metà, le Province sono rimaste in mezzo al guado: con 4 miliardi l’anno di euro tagliati, ben più dei costi della politica, e manutenzione di strade e scuole senza più risorse adeguate”.
Il presidente della Toscana Enrico Rossi lo ha detto partecipando ad un convegno della Cgil, a Firenze, dal titolo “Dis-ordinamento istituzionale”. Era presente anche Susanna Camusso. Si è parlato della Province appunto, del vuoto di rappresentanza che si è creato e di un nuovo luogo di sintesi e d’incontro urgentemente da trovare.
La Regione, ha detto Rossi, “è disponibile a lavorarci insieme, a partire dai Comuni, per trovare la giusta dimensione, anche se una proposta da cui avviare la discussione già ce l’ha: i distretti delle ex associazioni intercomunali da un lato, ve ntisei o ventisette in tutta la Toscana, e le aree vaste dall’altra”.
Al convegno si è parlato anche di regionalismo e federalismo, perché è necessaria una riforma organica: non si può far continuamente oscillare il pendolo, tra voglia di accentrare e spinte centrifughe. Serve la giusta misura. Ed anche su questo il presidente della Toscana non ha dubbi. “L’unico regionalismo adeguato è quello che non alimenta egoismi e chiusure e che non peggiora gli squilibri tra i territori: un federalismo solidale e cooperativo, perché se si cresce, sottolinea, lo si fa solo tutti insieme e questo vale per le regioni con maggiori difficoltà come per quelle virtuose”.
Lombardia e Veneto hanno scelto di percorrere la via dell’autonomia speciale. L’Emilia Romagna ha avanzato richieste simili. Nei mesi scorsi anche il Consiglio regionale della Toscana ha approvato, a maggioranza, una risoluzione per l’avvio delle procedure per chiedere l’autonomia speciale in alcuni settori La possibilità è prevista dall’attuale Costituzione.
Il sindacato tema che ciò possa minare l’unitarietà dei diritti e l’accesso ai servizi essenziali. Anche il presidente della giunta non è convinto che la strada del regionalismo asimmetrico e delle competenze a geometria variabile sia la strada migliore, soprattutto se non si garantiscono le risorse. Bisognerebbe invece trovare forme e strumenti con cui Regioni e Comuni possano condizionare maggiormente le leggi di stabilità. Certo, aggiunge, sarebbe necessario che il Parlamento si abitui ad un legislazione sui soli principi e le Regioni alla loro declinazione sui territori. Cosa che oggi non sempre accade e che da adito così a contenziosi.
A proposito delle Province, Rossi ha ricordato anche “come la proposta toscana all’inizio fosse ben diversa dalla legge Delrio: una razionalizzazione da dieci a quattro e l’impegno di tutta la pubblica amministrazione a fare altrettanto, a partire dagli uffici statali periferici. Approvata però la legge, la Regione si è assunta l’onere delle riorganizzazione, ha acquisito funzioni e buona parte del personale e omogeneizzato regolamenti e procedure”. E certo, ha concluso, “non ha peccato di egoismo, nonostante i tagli subiti nei bilanci. Tolta la sanità e le partite di giro, la Toscana nel 2010 poteva infatti contare su 2 miliardi e 250 milioni di euro per le politiche attive, crollati nel 2017 ad un miliardo e 350 milioni. Lo stesso approccio avuto due anni fa, quando la Toscana ha proposto una macro-regione dell’Italia centrale per meglio competere in Europa”. La prossima partita sarà ora quella dei centri per l’impiego, al cui riguardo il presidente si dice favorevole ad una loro internalizzazione.