Reggio chiama Providence

Il giovane (per essere uno storico) professor Carlo Baja Guarienti prepara, quatto quatto, il libro dell’anno con Mondadori: un saggio romanzato sul suo autore preferito, quell’Howard Phillips Lovecraft che è stato tra i maggiori scrittori horror di tutti i tempi (fantastico il suo ciclo del Mito di Cthulhu) nonchè precursore della fantascienza angloamericana
O capitano! Mio lovecraftiano: Carlo Baja Guarienti, già frequentatore di temi marinari col suo gruppo musicale dei Luv, al timone di un veliero di naufraghi della cultura e filibustieri della storia verso un’Itaca immaginaria

 

Reietto dai cenacoli resistenziali mainstream un po’ per via delle sue scelte storiche un po’ più datate, l’Ariosto ed il Rinascimento, vuoi anche per via di quel doppio cognome che allude ad un’aurea di nobiltà e che fa simbolicamente storcere il naso ai super classisti (ormai ex) friggitori seriali di gnocco alle feste dell’Unità, lui ha sempre bazzicato più che altro saltabeccando da una conventicola Rotary, ai Lions, dal Soroptimist ai Cavalieri del Santo Sepolcro, dal Fai alle compagnie belle di aspiranti iniziati a qualsiasi cosa o quasi.

Ambienti vieppiù ristretti e comunque da proteggere nella reggianità che, nonostante il comunismo sia (apparentemente) morto e sepolto, continua a pullulare di zone materialistiche, edonistiche e iperdirittistiche sempre più estese e sempre più frazionate da un punto di vista identitario. Cosicché si diceva, Carlo Baja Guarienti, studi all’Università di Ferrara (dove ha anche insegnato Storia moderna), alla Normale di Pisa ed al Warburg Institute, i suoi spazi vitali e professionali se li è dovuti sudare a suon di curriculum, cursus studiorum e lunghe anticamere che spesso restavano tali, senza sfociare appunto nelle agognate camere.

Oggi qualche riconoscimento professionale anche locale l’ha ottenuto, per esempio è assegnista di ricerca presso il Centro Interdipartimentale di Ricerca sulle Digital Humanities dell’Università di Modena e Reggio ove si occupa delle digitalizzazioni di fonti manoscritte. Ma, a proposito di (sua) mano-scritto, pur coperto da gran segreto (una sorta di X-File cartaceo e di stampa), le nostri fonti, coperte da altrettanto segreto, ci hanno spifferato che il Baja Guarienti sta ultimando una pubblicazione bomba: un saggio romanzato o romanzo storico sullo scrittore horror per eccellenza di tutti i tempi di cui il nostro è grande estimatore ed avido lettore: Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft (Providence, 20 agosto 1890 – Providence, 15 marzo 1937), scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme con Edgar Allan Poe e considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana. Le sue opere, una contaminazione tra horror, fantascienza soft, dark fantasy e low fantasy, sono state spesso descritte, anche da lui stesso, col termine weird fiction[1] (dove weird sta per “strano”), venendo riconosciute tra le principali origini del moderno genere letterario del new weird.

Un Baja Guarienti metamorfizzatosi, con appositi ritocchi informatici, in un anziano Lovecraft: si è dovuto assentare per mesi dai social causa stress da iperconnessione ed iper-esposizione

Autore di numerosi racconti, come Dagon, Il colore venuto dallo spazio, Il richiamo di Cthulhu e L’orrore di Dunwich, e di romanzi, tra cui Il caso di Charles Dexter Ward, Alle montagne della follia e La maschera di Innsmouth, oltre ad alcuni racconti in versi, Lovecraft non venne apprezzato in particolar modo dai critici del suo tempo. Ad esempio, il racconto Il richiamo di Cthulhu venne inizialmente rifiutato in quanto definito troppo “straniante” secondo l’espressione di Wright[2], e non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. Molte delle sue opere sono state fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, nella letteratura così come nel cinema e nella musica.

Uno dei maggiori studiosi lovecraftiani, S. T. Joshi, definisce infatti la sua opera come “un inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi”[3]. Dal punto di vista del pensiero nei suoi racconti e saggi coniò la filosofia del cosmicismo, in conseguenza del suo ateismo e delle nuove scoperte scientifiche, e le sue idee in molti campi furono spesso controverse.

Il nostro Baja Guarienti, longilineo (altezza mezza bellezza), dal profilo acheo e decisamente piacente (il suo successo presso il mondo femminile è secondo solo a quello del suo amicissimo ed ex compagno di studi liceali, il polimorfo scrittore Pier Francesco Grasselli) avrebbe potuto avere anche un futuro da modello. Qui si atteggia confrontando un’espressione misteriosa e meditabonda con quella di Nonno Trinchetto ritratto in una crosta di Teomondo Scrofalo, il noto pittore delle agonie alcoliche

E così il nostro Baja Guarienti, già autore della fortunata monografia su Domenico d’Amorotto e Francesco Guicciardini, diventerà autore mondadoriano, e ad occhio e croce oggi dovrebbe essere l’unico reggiano più che vivente a poter vantare questo sigillo editoriale. Alla faccia dell’establishment che non lo piazzava quasi mai in pole position, nonostante la sua invidiabile bio-bibliografia, per non aver mai fatto voto né segreto né palese, all’asservimento da pensiero unico. Stai a vedere che Cthulhu è più accogliente di Reggio Emilia.

 

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