Governare con senso di responsabilità e umanità una grande questione del nostro tempo. In Provincia di Reggio Emilia viviamo le ricadute locali di una questione che investe tutta l’Italia e l’Europa, il più grande dramma planetario dalla Seconda Guerra Mondiale, come ha dichiarato il Pontefice. Non si tratta affatto di un tema reggiano, ma di un’operazione che tutte le città italiane, sotto la guida del Ministero dell’Interno, sono tenute a sostenere per far fronte ad uno scenario globale. Qua lo si è fatto con un sistema che ha funzionato, che non ha registrato assembramenti e generato storture notate, purtroppo, altrove.
Rispetto alla popolazione totale, a Reggio gli arrivi sono molto al di sotto dell’1% e non di meno non è questo il punto.
Il punto è guardare alla realtà con le lenti – e le conseguenti azioni – del pragmatismo che devono orientarci a mettere in atto un sistema che tenga assieme accoglienza sostenibile, inclusione sociale e lavoro (per citare il documento di recente elaborato dalla Casa della Carità di Milano “Ero straniero”), senza mai perdere di vista valori contenuti in primis nella nostra Costituzione, precisamente all’articolo 10.
Si fa, giustamente, un gran parlare nel tempo presente di diritti da garantire e di eguaglianza, ma i diritti e l’uguaglianza, oltre ad enunciarli, vanno praticati altrimenti restano solo parole al vento. Ritengo infatti che la dignità della persona sia un valore universale e che non lo si possa applicare e declinare solo a certe latitudini, mentre ad altre è possibile voltare le spalle a chi soffre. Molti di noi hanno avuto la fortuna di nascere dalla parte “giusta” del Mediterraneo, ad altri è toccata la sorte di nascere dall’altra parte. Non dobbiamo però perdere la memoria che siamo stati un popolo di migranti che, in epoche nemmeno così lontane, ha avuto bisogno di essere accolto.
A Reggio Emilia sul piano politico, e amministrativo nell’erogazione dei servizi, lavoriamo ogni giorno per cercare di far sì che le libertà democratiche vengano garantite e per combattere ogni tipo di discriminazione. Questo vale per i bambini, gli anziani, i minori senza famiglia, il diritto alla salute, le persone con abilità diverse, chi è in difficoltà economiche, gli stranieri e quelli che vengono definiti “gli ultimi”.
Trovo decisamente incoerente chi afferma di non essere contro nessuno ma poi, nello stesso momento, mette i “cosiddetti ultimi” gli uni contro gli altri, soffiando sulla paura e sull’insicurezza. Chi lo fa per mandato politico/elettoralistico – e mi riferisco ad alcune forze politiche molto brave a scendere qua in piazza, molto meno a gestire la realtà dei loro Comuni quando sono al governo della cosa pubblica – fa propaganda di bassissima lega e inganna i cittadini. Promette quel che sa già che non può mantenere.
Dalla Bossi-Fini in poi il centrodestra ha varato decine di norme inconcludenti e dannose, ha riempito le pagine dei media di proclami belligeranti, ma alla resa dei conti ha regolarmente fatto registrare flop clamorosi.
A solo titolo di esempio: dopo l’obbrobrio della stessa Bossi-Fini è venuto l’inutile reato di clandestinità che non è servito a nulla e anzi ha intasato questure e tribunali, mentre non risulta ad alcuno che Roberto Maroni da ministro dell’Interno abbia fermato i flussi.
Una gestione diffusa. Accoglienza sostenibile, lavoro e percorsi di cittadinanza. Dopo anni un cuiin questa terra l’arrivo di manodopera da fuori Italia era più che consistente, nell’ultimo triennio le presenze straniere sono calate su base comunale di 3mila unità e su base provinciale di 6mila.
Sul fronte degli arrivi di richiedenti asilo si è mossa una rete di realtà del terzo settore, del volontariato, una rete di scuole di avviamento alla lingua italiana e tanti, tantissimi cittadini che ha permesso di evitare proprio quegli assembramenti che sono valutati – unanimemente – il principale rischio in termini di sicurezza. Si è lavorato tenendo conto dei diritti e dei doversi reciproci per chi accoglie ed è accolto.
A Reggio Emilia negli ultimi anni questo è stato fatto. Centinaia di richiedenti asilo su tutto il territorio provinciale compiono lavori socialmente utili, sono entrati a far parte di strutture di volontariato, seguono percorsi di lingua italiana. Siamo la città e la provincia in cui la concentrazione media di richiedenti asilo per struttura è la più bassa del Paese: 6 per struttura. In molte province dell’Emilia-Romagna questo dato sale a 20, in Regioni non lontane da qui prendono le persone e le ammassano nei campi, con le conseguenze immaginabili.
Queste informazioni e questi dati sono stati forniti a tempo debito a chi li richiedeva direttamente dal Prefetto Raffaele Ruberto (non più tardi di poche settimane or sono) nel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che ha incontrato tutti i comitati. Chi chiede ascolto dovrebbe però avere anche la disponibilità ad ascoltare.
Collaborazione interistituzionale e solidarietà fra territori. E’ in corso dall’anno passato, anche su nostra sollecitazione, un graduale riequilibrio delle distribuzione degli arrivi in tutti i Comuni, che ha portato via via territori vicini al capoluogo ad ospitarne, quando questo prima non avveniva. Tale dinamica proseguirà, ne sono certo, nelle settimane e nei mesi a venire. Prova ne è che, su base provinciale, l’incidenza dei migranti nel territorio comunale di Reggio Emilia è calata percentualmente in modo considerevole rispetto al resto della provincia, stando ai dati di dodici mesi or sono. Prima si era oltre il 70%, ora siamo scesi al 55%. Questa Amministrazione non ha mai pensato che gli arrivi possano essere illimitati, al contrario. In questo senso ci siamo espressi pubblicamente in più e più occasioni, e lavoriamo in tal senso.
L’impegno intrapreso va avanti sotto la guida della Prefettura che è – in stretto collegamento col Ministero dell’Interno – il soggetto preposto a gestire la filiera e ad individuare i partner che danno applicazione esecutiva a quanto scritto nei bandi. La collaborazione interistituzionale più che positiva che si registra a Reggio, il raccordo fra organi dello Stato ed enti locali proseguirà a vederci parte attiva nel dialogo e nel confronto. Molto è stato fatto e molto altro ci sarà da fare, in questa direzione, quali che siano i gestori coinvolti in futuro.
E’ invece palesemente falso sostenere che siano i sindaci a capo della gestione di tale percorso. Prendo atto che – da Forza Nuova al Movimento 5 Stelle, dalla destra reggiana alla Lega nord, dalle civiche di destra a qualche gruppuscolo di estremisti arrivato ieri da Modena e Piacenza – questo fosse un boccone troppo ghiotto, in assenza di qualsiasi altra idea sulla città. Governare con senso di responsabilità è però un’altra cosa, e tutti i primi cittadini italiani lo sanno.
Confucio diceva: se non porti almeno una soluzione, sei una parte del problema. Ildialogo con diversi comitati c’è sempre stato, in questi anni, e le nostre porte sono sempre state e rimarranno aperte a quei cittadini che vorranno collaborare responsabilmente.
Non di meno, proprio perché la questione è nazionale e sovranazionale, pensiamo che sia giunto il momento di una riforma strutturale della norma nazionale, il quadro legislativo a questo proposito è fermo da troppi anni e occorre revisionarlo. Ciò vale per il tema della sostenibilità dell’accoglienza, ma anche per il dopo: l’alfabetizzazzione, l’inclusione, l’avviamento al lavoro.
Su scala reggiana organizzeremo nel corso dell’anno un forum dell’immigrazione per discutere con tutti – mondo delle imprese, del lavoro, organizzazioni economiche, associazionismo, terzo settore, volontariato cattolico e laico, tutti i soggetti coinvolti nella filiera e disponibili al confronto – di un tema che non può essere letto e descritto nella mera ottica dell’emergenza, ma che deve trovare un approccio e risposte di metodo e sistemiche.