Sequestri per 1,5 milioni di euro a pubblici amministratori, accusati di aver creato e coordinato un sistema di tangenti per l’acquisto di strumentazioni mediche e l’affidamento di lavori al Policlinico di Modena. E’ questo finora l’esito principale dell’operazione “Last business”, fatta scattare due giorni fa dalla Procura di Modena in cui sono indagate 63 persone. Per l’accusa, pubblici amministratori procedevano con appalti pilotati con la procedura dell’individuazione diretta della ditta. Una vicenda che sta facendo tremare il mondo delle aziende e cooperative che operano nell’ambito delle forniture sanitarie, e i cui sviluppi sono al momento imprevedibili e potenzialmente deflagranti.
Sulla delicata questione è intervenuto infatti l’assessore regionale alla Salute Carlo Lusenti. “E’ evidente – ha affermato – che in questa vicenda la Regione Emilia Romagna e l’intero Servizio sanitario regionale sono parte lesa, ed in quanto tale ci tuteleremo in ogni sede, nel rispetto delle tante persone che lavorano onestamente nelle nostre strutture sanitarie e della qualità dell’assistenza che ci viene universalmente riconosciuta. Da parte nostra – aggiunge Lusenti – forniremo la massima collaborazione alle autorità inquirenti, in modo tale da far emergere al più presto eventuali responsabilità individuali, a tutela del buon nome che il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna ha saputo conquistarsi nel tempo. I fatti che vengono contestati dalla Procura di Modena, riferiti alla precedente gestione – rimarca, infine, l’assessore – prefigurano, qualora venissero accertati, responsabilità gravi e fortemente lesive per l’immagine di integrità dell’intero sistema sanitario regionale”.
Servizi e forniture: ruota attorno a queste due parole l’inchiesta che, mentre la città è concentrata sui risultati delle elezioni Europee e sul ballottaggio per le Comunali che si terrà l’8 giugno, sta facendo tremare l’imprenditoria modenese che lavora negli appalti del Policlinico ormai da anni.
Finora sono state effettuate otto perquisizioni a carico di altrettanti indagati nell’inchiesta oltre a sequestri di beni per 1,5 milioni di euro. Le accuse, per i 63 coinvolti a vario titolo, sono associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e riciclaggio.
Gli inquirenti parlano di “appalti con grandi gruppi imprenditoriali del ramo edile e servizi, consorzi di imprese aggiudicatari di commesse anche pluriennali”. Ed è per questo che a traballare è anche il mondo delle cooperative. Non è un mistero, infatti, che alcune di queste si siano aggiudicate appalti pluriennali di servizi, magari trovandosi all’interno delle associazioni temporanee di impresa che offrono servizi e altre specializzate in interventi edilizi. Si tratta di capire, nel dettaglio, quali siano gli appalti finiti nell’occhio del ciclone, perché nella maggior parte degli appalti del Policlinico, definiti dagli investigatori “quelli di ingente valore”, si trovano in pratica i maggiori gruppi emiliani del settore.