Siena – Nella giornata di oggi, mercoledì 29 ottobre, il bilancio consuntivo 2013 dell’Università di Siena, già approvato dal Senato Accademico negli scorsi giorni, è stato approvato anche dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo della città del Palio.
Grazie ad una politica di rigore, l’Università di Siena è riuscita, nel giro di alcuni anni, a riportare in attivo il proprio bilancio. Nel 2008 l’Ateneo toscano aveva chiuso con un passivo di 63,8 milioni di euro e nel 2013 la situazione si è ribaltata, con un attivo di 9 milioni di euro. La riduzione del debito è stata graduale (-51,52 milioni nel 2009, -18,19 milioni nel 2010, -8,14 milioni nel 2011, -7,3 milioni nel 2012), ma continua.
A fronte di spese per oltre 175 milioni di euro, nel 2013, l’Università di Siena ha ricevuto proventi per oltre 196 milioni di euro. Insomma: Siena ha risanato i propri conti, pur senza ridurre l’offerta didattica e senza ridurre il numero del personale universitario. Fondamentali per la riduzione delle spese dell’Ateneo sense, il blocco del turnover, ma anche la riduzione del ricorso a servizi esterni, supplenze, affitti e contratti di insegnamento affidati a docenti esterni.
“Dopo quattro anni impegnativi, accompagnati via via dalla grande soddisfazione di vedere l’Università di Siena sempre ai primi posti nelle classifiche italiane e internazionali – ha dichiarato con soddisfazione il rettore, Angelo Riccaboni – oggi possiamo affermare che l’Ateneo gode di un più che soddisfacente stato di salute”.
Siena, insomma, ce l’ha fatta da sola. Senza che il sistema accademico di livello nazionale abbia avuto un occhio di riguardo, per dirla in parole povere. Ovviamente i tagli ai finanziamenti statali potrebbero pesare su Siena, così come sugli altri Atenei italiani, e tornare a far lievitare il debito. Ma l’Università toscana sembra finalmente uscita da quello che Riccaboni stesso ha definito come un “baratro finanziario”.