Se si considerano i comportamenti dell’attuale Presidente del Consiglio non si può non restare perplessi. Nel corso degli anni nei quali ha svolto la sua funzione, ha manifestato un progressivo senso della disciplina e dell’onore a dir poco patologico. Non si tratta solo delle valutazioni, poco simpatiche, che ha reso in pubblico nei confronti di altri capi di stato.
Il 23 luglio del 2010 , nel corso di un incontro, il nostro Presidente della Repubblica affermava “ci indigna ed allarma l’emergere di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti”. E’ difficile, infatti, individuare un altro paese occidentale che abbia la vita politica così corrotta in profondità ed in estensione come l’Italia. In questi ultimi tre lustri, infatti, molti, troppi esponenti locali della vita politica hanno “subito” l’attrazione dei comportamenti dei vertici nazionali imitandoli con “naturalezza”.Si è affermato un metodo di governo e di selezione dei gruppi dirigenti che sostituisce il merito, la trasparenza, il dibattito politico, con le amicizie, le reti d’interessi, le Istituzioni pubbliche usate per fini personali e di parte
Dal 2000 al 2009, prima della crisi, il PIL italiano è cresciuto dello 0,6% l’anno a fronte dell’1,6% della media europea. Il reddito delle famiglie,inoltre, si è così ridistribuito: il 10% delle famiglie più ricche è passato dal possesso del 41% al 48% (di fatto il 50% ) della ricchezza nazionale; il 40% delle famiglie di mezzo è passata dal possesso del 34% al 29%; il 50% delle famiglie più povere è passato dal possesso del 25% al 23% (c.f.r Banca d’Italia). Questo significa che in questo periodo l’Italia si è impoverita rispetto agli altri paesi europei, mentre al suo interno i ricchi sono divenuti più ricchi ed i poveri più poveri. Nel periodo 2001-06 il governo non si è preoccupato di fare le necessarie riforme strutturali. Ha depenalizzato il falso in bilancio,ha emanato non pochi condoni fiscali, ha emanato non poche leggi ad personam per il premier . Nel contempo, non casualmente, è molto aumentata l’evasione fiscale.
Nel luglio 2011, in un contesto occidentale in crisi, il Governo di destra aveva definito una finanziaria non problematica che poi ha dovuto rapidamente ed in modo non lineare modificare.
Ciò che meraviglia è che in questi giorni chi ha ricordato il contenuto dell’articolo 54 della Costituzione, è stato il Presidente dei vescovi italiani. Non quindi gli eletti al Parlamento, la stampa o altri soggetti politici.
Ora è vero che nelle scuole italiane non si studia la Costituzione, il che consentirebbe ai cittadini di conoscere i propri diritti, i propri doveri e come sviluppare in modo positivo la propria cittadinanza.
Ma i politici , i giornalisti e tutti coloro che sono impegnati nella vita pubblica, per professionalità, avrebbero dovuto colmare i propri vuoti di conoscenza causati da una scuola che, sostanzialmente, è rimasta quella della Riforma Gentile del 1923. Quando esisteva lo Statuto albertino, non la Costituzione del 1948, frutto della Resistenza e della vittoria sul nazifascismo.
Resta la speranza che “prima o poi” ci si ponga l’obiettivo di assicurare una qualità formativa all’altezza delle sfide presenti e future che i giovani hanno davanti. E’ necessaria una Riforma della scuola, meglio, del processo formativo delle nuove generazione in funzione delle esigenze del tempo presente e dell’immediato futuro
L’art. 4 della Costituzione, primo comma, afferma “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”