I mosaici di San Giovanni: andata e ritorno in Paradiso

Firenze – Dante Alighieri aveva 33 anni quando, nel 1298, fu completato con la crocifissione quasi giottesca il ciclo dei mosaici della cupola del Battistero di San Giovanni. Giungeva allora a compimento un capolavoro che applicava la tecnica musiva più avanzata alla nuova sensibilità artistica che stava gradualmente emergendo nella città del Poeta.

Pochi anni dopo toccherà a lui realizzare la versione letteraria dell’ascesa dell’anima verso il trionfo delle verità di Fede e possiamo immaginare che quello sguardo verso l’alto fino alle gerarchie angeliche, sfiorando rappresentazioni e personaggi ormai liberati dai lacci del canone bizantino e sempre più simili ai loro modelli viventi, gli abbia suggerito alcune delle soluzioni artistiche della Commedia.

Dante non ha avuto la fortuna di vedere quei mosaici così da vicino da poterli toccare come invece è accaduto ai giornalisti per i quali è stato aperto per mezza giornata il cantiere per il restauro dei mosaici trecenteschi sulle pareti del Battistero di marmo bianco e verde di Prato con figure di profeti, vescovi e cherubini. Il restauro, cominciato nel 2017 con le facciate esterne e la copertura, procede di lato in lato lungo l’Ottagono meraviglioso. Otto piani di ponteggi montati non solo per garantire la sicurezza ai restauratori ma anche per rendere più agevole possibile il loro lavoro di precisione: tavella per tavella, tessera per tessera, capitello per capitello.

Ci sono diversi modi di vivere l’esperienza unica di guardare così da vicino opere d’arte di questa bellezza. C’è quello tecnologico-scientifico: lasciarsi sorprendere dal sofisticato apparato di strumenti e procedure dei restauratori giunti ormai a una capacità di intervento sconosciuta solo pochi anni fa, e rimanere affascinati dalla sofisticata manualità degli operatori.

C’è poi l’approccio storico-artistico nell’osservare gli elementi architettonici (le colonne che erano ricoperte di una foglia d’oro che brillava nella oscurità dello spazio sacro suscitando l’emozione e l’ammirazione dei fedeli) e i personaggi raffigurati:  i profeti nel ciclo più basso, i santi abati, papi, cardinali, nel secondo ciclo poi su fino alle storie della Genesi, a quelle di Giuseppe, al Giudizio universale, alle storie di Maria e di Cristo e s quelle di san Giovanni Battista.

L’anno dell’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante suggerisce anche un altro modo per affrontare l’ascesa verso questo paradiso musivo. Basta per qualche minuto assumere le categorie mentali del suo tempo: considerarsi come all’interno di un percorso di iniziazione che parte dal basso dell’esperienza terrena per giungere alla pienezza che solo il godimento della bellezza frutto di arte, di conoscenza e di fatica.

Per onorare il Divino Poeta quest’anno l’esercizio dovrebbe essere quello di interpretare tutto quanto accade come tappe di un itinerario che è allo stesso tempo fisico e psicologico. Potrebbe essere anche una buona medicina per riuscire a risollevarsi dai danni che il coronavirus ha inferto fisicamente e psicologicamente alle nostre comunità.

Così la salita all’interno del cantiere di San Giovanni passa attraverso il purgatorio delle opere da ripulire, delle tessere da sostituire in modo che non siano permanenti, il calcare da rimuovere, della colorazione da riprendere. Occorre anche rimediare ai guasti di interventi precedenti nel Novecento quando le tecniche di restauro erano meno efficaci e rispettose.

Lassù, all’ottavo piano, comincia la volta ottagonale, con le grandi figure che pare invitino a entrare nel loro spazio a restare con loro. Si ha come la sensazione di un incontro in cui le due parti, animate e inanimate, si riconoscano come figure speculari, improvvisamente unite oltre il tempo e lo spazio.

Per ora il lavoro dei restauratori si concentra sulle zone parietali e sui mosaici che sono cronologicamente posteriori a quelli della cupola. La grande volta d’oro sarà oggetto di un successivo restauro. Per  i fortunati sarà l’occasione di andare in paradiso.

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