La Toscana si dà una mossa: cresce la voglia di fare impresa

Tira fuori la testa il “sommerso”, crescono le imprese più strutturate, ed è quasi boom di consorzi. Ma ci sono anche i più piccoli: quelli che di fronte ad un mercato del lavoro “surgelato” rischiano grosso e si improvvisano imprenditori. Fra luci e ombre riprende slancio la voglia di fare impresa in Toscana. Il 2011 si chiude con un tasso di crescita del tessuto imprenditoriale regionale che, visti i tempi, è quasi un (piccolo) record: +1%, secondo solo alla Lombardia (1,21%) e superiore alla media italiana (0,82%) secondo i dati Unioncamere. La crisi sta trasformando, nel bene e nel male, il dna dell’imprenditorialità regionale. Molte virtù in più, ma anche qualche storico “vizio” che si perpetua. “La demografia delle imprese risente di spinte contraddittorie – spiega Riccardo Perugi, responsabile dell’Ufficio studi di Unioncamere – ci sono ambiti settoriali, come il manifatturiero, in cui alla riduzione del numero di imprese si accompagnano processi di riorganizzazione”. La Toscana è ancora molto in ritardo rispetto ad altri, eppur si muove. “Sui servizi invece non è così. Ci sono settori in cui la polverizzazione è fortissima, l’improvvisazione pure, e di conseguenza anche la possibilità di fallimento è un’eventualità non remota”.
Ma vediamo i processi più in dettaglio. Ci sono quattro province decisamente in spolvero nella creazione di imprese: Prato (+2%), Massa Carrara (+1,9%), Livorno (+1,8%) e Firenze (+1,6%), tutte con tassi superiori alla media regionale. “Sul dato di Prato incide molto la comunità cinese – continua Perugi – e sotto c’è una forma di “emersione” del sommerso: imprese preesistenti che prendono la strada della legalità”. Una tendenza decisamente incoraggiante. Fra gli altri dati positivi di questo momento di crisi, le società di capitali che crescono del 3,2% fra luglio 2010 e giugno 2011 (+2819 unità). Mentre le cooperative subiscono un incremento del 2,4% (Italia +1,9%) e i Consorzi di imprese fra il 2005 e il 2011 fanno un balzo dell’11,3%. Sono tutti segnali di un tessuto imprenditoriale che cerca il salto dimensionale, diventa più sano e si rafforza. E mentre nel settore artigiano continua, purtroppo, la perdita incessante di unità produttive (-0,4% nel 2011), spetta al terziario intercettare “l’autoimprenditorialità” di chi non demorde. Le imprese in questo settore crescono a ritmi sostenuti (+1,9%). Sempre più numerosi gli alberghi, ristoranti e agenzie di viaggi (+3,4%, sono quasi 31mila imprese in regione), pur in un periodo di drastico ridimensionamento dei consumi. Aumentano le attività immobiliari (+2,3%, oggi a quota 26mila in Toscana) pur in un mercato di compravendite vicino all’immobilità. “Una parte di questa crescita intercetta il tentativo di creare un lavoro autonomo in mancanza di alternative sul mercato del lavoro”. Esponendosi però, va detto, a subire le conseguenze della drammaticità del momento.
Una nota positiva in questo terziario ancora relativamente arretrato: crescono con un buon ritmo le imprese che svolgono attività professionali e scientifiche (+5%). Sono ancora, è vero, una nicchia contenuta (circa 11600) rispetto ad altre regioni, ma è un nucleo che promette in futuro tassi di crescita di tutto rispetto.

Foto: http://www.gazzettadellavoro.com/nuove-imprese-tasso-mortalita-elevatissimo/81370/
 

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