Elogio della festa

Elogio della festa
Conosciamo da anni il direttore di questa testata e sappiamo cosa lo ha spinto a fare l'”elogio del silenzio” riferendosi alla mancata festa di Capodanno in piazza. In passato lo abbiamo visto scagliarsi contro notti bianche, notti rosa, concerti. Tutto ciò che ha a che fare con un certo tipo divertimento, nel modo di concepire il mondo del direttore, è da condannare senza appello in quanto vuoto cosmico, nulla assoluto. Ciò è dovuto sostanzialmente a due fattori: il primo è che per Parmiggiani, poeta colto e dai gusti raffinati, la dimensione ludica non è mai slegata dalla cultura, dunque il contenuto di un evento è componente irrinunciabile; il secondo è più legato alla sua formazione giovanile tra la chiesa e la redazione della Libertà, il giornale della diocesi. E quel retaggio un po’ parrocchiale che lo ha portato a lanciare strali contro i “nottebianchisti”, che considera per lo più drogati e ubriaconi. Ha esagerato per provocare, certo, ma le sue parole non sono molto distanti dalle convinzioni più radicate.

Per questo non ci stupisce il suo elogio del silenzio. E comprendiamo quanto possa essere lontano dal suo personale gusto una festa di San Silvestro. Detto questo, però, il fatto che il Comune non abbia organizzato nulla “perché non ci sono soldi” non è un buon segno. Non ci sarà nulla da festeggiare, come scrive il direttore, ma il senso della ricorrenza ha radici in tempi antichi ed è comune a culture diversissime, anche se i riti sono diversi: si dà l’addio all’anno passato e si dà il benvenuto a quello nuovo, con la speranza che sia migliore. Non è una questione di soldi, come sostiene il direttore, ma di coscienza collettiva. Anche nei Paesi più poveri non si rinuncia alla festa perché manca il denaro: anzi, la festa è un modo per affrontare le difficoltà della vita ed esorcizzare la paura. Rinunciare alla festa significa smarrire il significato di un rito collettivo, dunque il senso comune. E sono questi, più che i dati sulla disoccupazione, gli indicatori di una crisi che è spirituale prima che economica.

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