
Il passato che si divide sul futuro. Il fronte, finora compatto, dell’Anpi si sgretola e si lacera di fronte al referendum costituzionale. Da una parte i vertici nazionali dell’associazione che hanno scelto il No e altri, come Germano Nicolini (foto in homepage), 97 anni, il comandante partigiano “Diavolo”, tessera Anpi in tasca, pronti a votare Sì.
“Voterò Sì al referendum di ottobre – ha spiegato Nicolini a Qn –. Bisogna velocizzare le decisioni: siamo nell’era dei treni che vanno ai trecento all’ora, economia e scienza viaggiano alla stessa velocità. E voterò Sì perché non voglio trovarmi in compagnia dei diversi Salvini, Casapound, il comico, le Meloni”.
Se dentro il Pd, quello nazionale, lo scontro è sempre più acceso, perché in ballo non ci sono solo le riforme ma c’è anche il suo assetto futuro, ora le divisioni si insinuano – e qui sta la novità – anche all’interno dell’associazione che annovera tra le proprie fila chi ha combattuto la Resistenza e chi, per ragioni anagrafiche, ne condivide gli ideali.

A infiammare il dibattito sono state le parole del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi che, parlando del voto di ottobre, ha detto: «I veri partigiani voteranno sì», riferendosi, appunto, ad ex combattenti come Nicolini.
Pronta la replica dell’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani: “Come si permette la ministra di distinguere tra partigiani veri e partigiani finti?”. Oggi a stemperare le polemiche ci ha pensato il premier Matteo Renzi: “Non so quanti italiani siano interessati a questa polemica, io dico solo che ci saranno veri partigiani che al referendum voteranno Sì, veri partigiani che voteranno No e che noi li rispettiamo tutti».
“La riforma non ci piace e l’Anpi si schiera apertamente per il No”, ha infine già fatto sapere, in sintonia con l’indirizzo nazionale, il neopresidente provinciale dell’Associazione, il primo a non aver combattuto come partigiano, Ermete Fiaccadori, dirigente Pd di lungo corso e per decenni responsabile di Festareggio.