Reggio Emilia – Non bisogna occuparsi solo di questioni gravi e importanti, no? Possiamo permetterci anche evasioni leggere, un po’ trasgressive e perfino licenziose.
Ci provo.
Il 4 novembre ho festeggiato il compleanno di mio figlio Lorenzo: cinquant’anni! Come l’alluvione di Firenze. Quella notte anche il torrente Parma stava per straripare; era cresciuto di sei-otto metri, aveva quasi chiuso la luce dei ponti, uno dei ponti era stato temporaneamente chiuso e ho temuto di non riuscire a portare mia moglie all’ospedale. E’ andato tutto bene.
Dopo alcuni giorni ho ricevuto da un mio amico un piccolo regalo per il mio nuovo figlio: un libretto di poesie dell’Aretino: I dubbi amorosi. Era accompagnato da un commento di questo tipo: “Ora non sa ancora leggere, ma tra una dozzina d’anni o poco più potrà fargli piacere ed essergli utile, perché tocca argomenti che la Scuola e la Famiglia normalmente, e colpevolmente, ignorano”. Parole sante. Negli anni il libretto ha divertito amici miei e i miei figli.
La struttura delle poesie è in due parti: nella prima viene esposto in modo conciso ma chiaro il dubbio; nella seconda una persona autorevole, probabilmente un teologo, emette la sentenza che scioglie il dubbio. Riporto uno dei “DUBBI” che più mi ha divertito:
DUBBIO V.
Destossi l’abadessa con gran furia
Sognando di mangiar latte e gioncate,
Trovossi in bocca il cazzo dell’abbate.
Fù peccato di gola o di lussuria?
RISOLUZIONE V.
Non fù gola o lussuria è risoluto,
Perché questo fù caso accidentario,
Ben se l’avesse avuto in tafanario
O in pòtta, dubitar s’avria potuto.
La gioncata (o giuncata) è un fotmaggio fresco molle di latte ovocaprino o vaccino; ha una forma cilindrica o fusiforme che ha origine dalla fascera di giunco in cui viene inserita la cagliata; non viene salato. In Liguria viene steso e fatto colare su un supporto traforato (un tempo era di giunco, da qui il nome), facendogli assumere una forma piatta e poco spessa.
Pietro Aretino (Arezzo, 1492 – Venezia, 1556), frutto di una relazione fra un povero calzolaio di nome Luca Del Buta e di una cortigiana Margherita dei Bonci detta Titaè stato un poeta scrittore e drammaturgo italiano, tanto amato quanto discusso, se non odiato. Commentatore mordace di uomini e di eventi, si fece molti nemici. Fu autore di rime, di commedie (tra cui La Cortigiana, 1525), di sei libri di Lettere (1537-57) e dei celebri dialoghi tra prostitute (Ragionamenti, 1534-36), lavori questi, come tutti gli altri, contraddistinti da un tipico antipedantismo letterario. Scrisse di sé, nelle Lettere:
Mi dicono ch’io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l’anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice.
I suoi Sonetti lussuriosi e i Dubbi amorosi non saranno grande poesia ma sono divertenti.
Tiziano, Ritratto di Pietro Aretino