Dalla pasta scotta a rigurgiti violenti di razzismo

rimandata
Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni è indegno di una città come Reggio Emilia, dove all’improvviso sembra passare un colpo di spugna su decenni di accoglienza e su una gestione della questione profughi richiedenti asilo (che sono ben altra cosa dagli immigrati clandestini) che ha garantito servizi a persone in fuga e sicurezza nel territorio. Da  una vicenda piuttosto banale e facilmente affrontabile come quella della mensa di via Eritrea si è passati a rigurgiti violenti di razzismo, a soluzioni estemporanee su una questione così complessa che includono il rispedirli a calci e il rispedirli con un contributo, fino a vergognose illazioni su presunti business attorno alla gestione dell’accoglienza e dei servizi.
Se sono in parte comprensibili gli sfoghi di reggiani di fronte alla protesta di alcuni profughi, sono invece inaccettabili gli atteggiamenti di esponenti politici che si lasciano andare ad affermazioni superficiali, talvolta irresponsabili, che alimentano esclusivamente un clima di tensione che, in realtà, non si è mai registrato nella gestione quotidiana e ordinata dei flussi dei richiedenti asilo.
Le realtà impegnate nella rete di accoglienza dei profughi rappresentano esempi di ciò che di meglio il nostro territorio esprime non solo in tema di accoglienza dei profughi, ma su diversi altri fronti di servizio a persone e comunità laddove si scontano situazioni di sofferenza, di disagio, bisogni di integrazione lavorativa.

Una rete che risponde alla Prefettura, alle amministrazioni pubbliche e si relaziona con tante altre realtà impegnate nell’aiuto ai più deboli: respingiamo dunque seccamente ai mittenti i populismi e le interessate e basse insinuazioni su scarsità di trasparenza da parte di chi vorrebbe rispedire a calci i profughi. La cooperativa capogruppo, la Dimora d’Abramo, è un capitale di questa città e le quote che è chiamata a gestire sono in capo ad una realtà di grande valore e in modo trasparente, a dimostrare che tutta la cooperazione sociale professionale e fortemente solidale può fronteggiare, nel nostro Paese, una delle catastrofi umanitarie del millennio.

 

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