L’assessora alla Cultura torna giocoforza sulla cancellazione della mostra russa in Fotografia europea. Spiegando che l’iniziativa non c’entra un cavolo con la censura o la discriminazione su persone men che meno artisti od etnie. Ma riusciamo a fare un distinguo vagamente complesso di fronte ad avvenimenti complessissimi? Ma è l’utilizzo della cultura in chiave pacifica e diplomatica per boicottare una nazione il cui governo sta bombardo senza senso un altro Paese sovrano. Una pressione per far sentire (ciascuno faccia la propria parte) sempre più isolato quel Putin che vive di propaganda e che, attraverso i suoi media, millanta appoggi in tutto il mondo ai suoi bombardamenti sull’Ucraina. A parti invertite oggi il “fascista” è Putin, lo capiscano le residue schiere di 70enni nutrite a pugni chiusi e falci e martello che oggi sbraitano sull’intangibilità dell’espressione artistica ponendo un freno alla transizione totale e finale di Reggio verso una moderna socialdemocrazia liberale. Se ci tengono tanto, possono tranquillamente occuparsi delle centinaia di artisti, intellettuali e giornalisti che il governo sovietico ha messo in carcere perché dissidenti. Questo sì che avrebbe un senso. Non scrivere baggianate acontestuali sui social. In serata incontro web “riparatore” col fotografo Alexander Gronsky:
“In merito alla cancellazione delle iniziative legate alla Russia in quanto Paese ospite della prossima edizione di Fotografia Europea, ritengo necessario aggiungere alcune considerazioni a quanto uscito sinteticamente nei giorni scorsi.
È importante non confondere l’iniziativa istituzionale con la libertà dei singoli curatori o autori di esprimersi attraverso il loro lavoro artistico. La scelta della Russia come paese ospite nasce da un rapporto tra istituzioni, tra la città di Reggio Emilia e un importante, se non il più importante, museo statale russo, l’Ermitage di San Pietroburgo.
È stato incaricato uno dei direttori dell’Ermitage di curare il progetto che avrebbe rappresentato la Russia nel Festival. Non stiamo parlando di fotografi selezionati dai nostri direttori artistici, ma di un progetto frutto di relazioni tra istituzioni.
Fotografia Europea non è una iniziativa privata, è un progetto che nasce e vive in una cornice pubblica. La cultura non può chiamarsi fuori dalla responsabilità istituzionale verso le cose che accadono nel mondo in virtù di una presunta e indiscutibile superiorità morale. La decisione di escludere la Russia dall’edizione 2022 di Fotografia europea è stata complicata e sofferta, ma inevitabile se inquadrata in questa prospettiva.
Non sono scelte facili e siamo pronti a riprendere le relazioni tra istituzioni e le progettualità comuni quando le armi saranno deposte.
In queste ore apprendiamo anche dell’arresto e della successiva liberazione di Alexander Gronsky, uno dei fotografi che avrebbe fatto parte della selezione. A lui e a tutti coloro che manifestano per la pace tra i popoli vanno il nostro incondizionato supporto e la nostra riconoscenza e saremo lieti di accoglierli nelle prossime edizioni.
Purtroppo non è possibile farlo nell’attuale cornice, come d’altronde lo stesso Gronsky ha dichiarato”.