Ai confini della mente

Per porsi tali quesiti occorre una mente, direte, e anche bella sofisticata. Ma fino a che punto siamo in grado di spingere la nostra analisi sufficientemente a fondo?
Come osserva lo scrittore e giornalista Douglas Fox in un articolo pubblicato su Le Scienze (Settembre 2011), il nostro cervello, pur essendo un miracolo di perfezione evolutiva, rappresenta comunque un frammento finito di mondo sensibile, e “le leggi della fisica pongono dei vincoli stringenti anche alle nostre facoltà mentali”.
Alcuni scienziati, infatti, si sono chiesti se l’intelligenza umana abbia raggiunto il suo limite evolutivo. Da ciò conseguirebbe l’ipotesi che ci siano delle barriere di tipo architettonico installate anche nel nostro hardware neurale che vincolerebbero la possibilità di aumentare le nostre capacità cognitive.
Sono state proposte varie spiegazioni sulla natura dell’intelligenza: essa dipenderebbe “dalle dimensioni della riserva neurale rimasta libera dopo che il cervello ha provveduto ai compiti ordinari”, è possibile che l’intelligenza abbia a che fare con il grado di connettività e di comunicazione delle singole componenti della corteccia cerebrale, con l’elevata specializzazione osservabile nel cervello umano, con lo spessore degli assoni, con la velocità di conduzione dei segnali elettrici, con la densità dei neuroni corticali.
Anche se non sono ancora completamente noti i principi di progettazione dell’intelligenza, sembra ragionevole supporre che l’aumento ipotetico delle dimensioni del cervello, delle connessioni cerebrali, della velocità dei segnali, della miniaturizzazione neurale, abbiano evidenti controindicazioni: lentezza di elaborazione, costo energetico eccessivo, segnalazione troppo rumorosa.
Per concludere, una domanda molto filosofica ma tremendamente intelligente: possiamo pensare entrambi i limiti del pensabile, compreso ciò che pensabile non è? Forse, neuroni permettendo.

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